domenica 10 luglio 2022

La Cima Bianca (3009 m.)

“E cammina, cammina…”

Quante volte abbiamo letto quest’espressione nei libri di favole scritti per i più piccini. Ebbene, ecco qui una vetta che ben esprime il senso di queste parole. Chilometri e chilometri di avvicinamento su strada interpoderale, perfettamente in piano, per poter poi attaccare una montagna dal nome, anch’esso, fiabesco: la Cima Bianca, un 3000 posto a sud del Cervino e raggiungibile in 4 ore dalle frazioni superiori di Torgnon.

Siam saliti l’8 luglio del 2022 in Valtournenche. Superato l’abitato di Torgnon e la frazione di Septumian, al termine della panoramica strada asfaltata che conduce ai verdi pratoni del Plan Prorion - un verde anfiteatro altamente turistico raccolto dalla dorsale formata dalla Becca d’Aver e dall’anticima del Mont Méabé -, lasciamo l’auto in località Chantorné-Dessus.

Da qui saliamo lo sterratone che conduce al laghetto di Gordzé (bar-ristorante e attiva attrazione turistica della valle) e, giunti ad un bivio, imbocchiamo la strada interpoderale di sinistra per l'Ospice de Chavacour segnata col n. 1, mèta di camminatori, ciclisti semielettrici e numerosi cavallerizzi che scorrazzano tra la Bois di Chantoné e quella d’Arpeille. Da qui si comincia a camminare per circa un ora, tra boschi ed alpeggi (avvistate tre aquile rincorrersi tra le punte dei pini a bordo strada), sempre rigorosamente in piano.

Questo lungo tratto pianeggiante si sviluppa sul tracciato di un vecchio acquedotto chiamato Ru Verrayes e conduce ai pascoli degli alpeggi di Tronchaney, di Meiten, di Fossemagne e Château, presso l’Ospice de Chavacour. Superato l’ultimo alpeggio troviamo finalmente a sinistra la palina indicatrice per la Cima Bianca, il sentiero caratterizzato da bolli e frecce gialle n. 3 e 4.

Dopo un primo tratto su pascoli erbosi a sinistra dell'alpeggio di Crot de Loy, il sentiero sale a piccoli tornanti serpeggiando tra rocce ed erbosi pianori fino a superare un paio di ruscelli e giungere ad un promontorio roccioso da cui si scorge il bivacco Tzan, un manufatto in lamiera nei pressi di un laghetto e posto alle pendici della Pointe de Tsan, la padrona di casa di questo valloncello chiamato Comba de Chavacour. Si procede a sinistra di uno sperone roccioso, si supera un secondo promontorio e, poco prima di raggiungere il bivacco,  una pietra segnala il bivio tra gli itinerari 3 e 4. Occorre, dunque, svoltare a sinistra e seguire l’indicazione per il sentiero n. 3. In poco tempo si arriva così alla base dell’alpeggio diroccato di Erbion.

Superata la cinta muraria dell’alpeggio, saliamo gradualmente lungo la torbiera posta al centro del valloncello, fino a raggiungere una sorgente.

Il sentiero ora risale nei pressi di una morena, in parte su pietraia ed in parte su tracce erbose, a tratti poco visibili. Numerosi gli ometti che segnalano il tracciato di salita. Centro metri circa oltre la morena, svoltiamo a sinistra, in direzione della cresta, e risaliamo ripidi tornanti, a volte gradinati, a volte leggermente franati. Attraversati un paio di canalini giungiamo finalmente sul crinale dove, svoltando a destra, cominciamo a percorrere la cresta sotto lo sguardo indifferente di un camoscio. Giunti ad un bianco promontorio roccioso, lo superiamo sulla sinistra attraverso una sorta di canalino segnato dai soliti bolli gialli e da vari ometti. Scendendo leggermente e riguadagnando il filo di cresta in un paio di occasioni, arriviamo infine alla base della vetta su cui è posizionata una croce di legno. Una placca metallica sulla base della croce spiega: “Questa croce / testimonianza di una fede a vita / a protezione di quanti frequentano questi monti / Cima Bianca / I Cacciatori / 14-7-1996”.

Dalla vetta il panorama è semplicemente sublime: dall’Alta Val d’Aosta del Monte Bianco ai monti più prossimi, come la Becca di Luseney, la Pointe de Tzan, il Cervino, naturalmente, ed il gruppo del Monte Rosa, i 3000 della Valtournanche quali la La Gran Sometta, il Mont Roisetta, il Grand Tournalin, fino ai monti della valle centrale: il Tersiva, l’Emilius, il Gran Paradiso ed il Rutor.

Un’escursione lunga, dunque, di oltre 1100 m. di dislivello, ma soprattutto di tanto spostamento, di lunghe percorrenze e di un po’ di fatica.



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