lunedì 13 luglio 2026

Gavia (3223) e Gaviola (3025), i gendarmi di un mitico Passo

Tra il Gruppo Sobretta-Gavia ed il Gruppo dell'Ortles c'è un valico che mette in comunicazione la Val Camonica con la Valtellina, già via di transito dei mercanti veneziani nell'XI secolo (il "Passo della Testa di Morto"), teatro della Guerra Bianca nel Primo Conflitto Mondiale (postazione strategica per la conquista del Monte San Matteo, il più alto teatro di battaglia della Prima Guerra Mondiale), salita leggendaria del Giro d'Italia fin dal 1960. È il Passo di Gavia (2.618 m), posto tra due laghi, il Lago Nero - lato Sud di Pezzo - ed il Lago Bianco - lato Nord di Santa Caterina Valfurva. Si tratta di un intaglio d'alta quota incorniciato da due montagne rocciose, due stipiti di uno portale spettacolare: a destra (venendo su da Ponte di Legno) il Monte Gaviola e a sinistra il Monte Gavia, con la sua mole piramidale e frastagliata, la punta più impegnativa delle due.

Per risalire entrambe le vette ed osservarle dalla corrispettiva "sorella", occorre parcheggiare nei pressi del Rifugio Bonetta ed imboccare la mulattiera militare che parte a sinistra del fabbricato (sentiero 158B).

La mulattiera, segnata da tacche bianco-rosse e ancora in ottimo stato, percorre un grande arco tagliando pratoni, morene e blocchi di pietra crollati dal monte. Vi sarebbe una seconda mulattiera che risale il versante più a Nord ma è da tralasciare, finendo oggi nel nulla di un pendio detritico che richiederebbe il doppio dello sforzo e del tempo.

La mulattiera si mantiene inizialmente bassa, taglia la pietraia e risale tutta la dorsale che si estende da Sud a Nord. Al termine della dorsale, si giunge ad una prima anticima, a quota 3000, un cucuzzolo roccioso da risalire con l'aiuto delle mani. Dalla sommità dell'anticima occorre scendere di qualche metro e percorrere tutta la cresta, mai pericolosa ma da trattare con rispetto, fino alla base del cono roccioso. Qui occorre scalare un pochino facendo attenzione a non perdere di vista i bolli rossi. Con
passaggi di I e II grado, in poco tempo si risalgono i 100 metri di dislivello mancanti e si giunge in vetta (3223). Dalla cima il panorama sul gruppo Ortles-Cevedale e sul ghiacciaio di Dosegù è grandioso.


Ridisceso il Gavia e attraversato il Passo, si può procedere per il Gaviola, il facile 3000 che fronteggia il Rifugio, raggiungibile comodamente grazie alla mulattiera militare che conduce alla vetta in un'oretta (400 metri di dislivello) per lo scorcio probabilmente più bello su tutto l'arco alpino di queste splendide Alpi Retiche (3025).

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