venerdì 7 agosto 2026

Il Monviso, il Re di Pietra (3841 m)

Lago Grande del Viso sotto la parete Sud-Est

Pian del Re, ore 14:40. Pioviggina, come tutti i pomeriggi di questo torrido agosto 2026.
Al parcheggio paghiamo i primi 20 euro.
Come quando si prende l'aereo, ultimo controllo dei bagagli e imbarco.
Breve sosta alla sorgente del Po e partenza alle ore 15.

Decollo veloce sulla mulattiera, superamento dei laghetti Fiorenza (2113) e Chiaretto (2264), della pietraia - che dicono essersi formata nel 1989 quando venne giù tutto - e del Colle di Viso (2650).

La luce è di un grigio metallico. Sembra un film in bianco e nero; solo i laghetti di un blu intenso.

Arriviamo al rifugio Quintino Sella (2640) in 2 ore e un quarto.

Siamo io, Franci e Omar.

Prendiamo posto nel rifugio, una casona da 80 posti letto rigurgitante di francesi aficionados del Tour del Viso.

Qui si cena presto, si va a letto presto e ci si alza molto presto.

Alle 4:20 siamo già fuori ed in marcia. Non fa assolutamente freddo. Camminiamo rapidamente al buio.

Ci leghiamo per superare il lungo tratto di catene e, verso le 5:30, siamo sul Passo delle Sagnette (2991).

Spunta l'alba e l'orizzonte si colora di un'impressionante striscia arancione che taglia in due la terra come una lama incandescente.

Scendiamo nel Vallone delle Forcioline perdendo probabilmente un centinaio di metri, poi risaliamo la conca morenica seguando le vistosissime strisciate di vernice gialla sui massi.

Intanto si fa chiaro.

Alle 7:00 arriviamo al bivacco Andreotti (3225).

Dopo una breve pausa affrontiamo la lunga cresta che conduce alla cima: rampe di rocce accatastate, cenge, cascatelle di pietre, gradoni e spalle rocciose, fino ad un camino di una decina di metri che conduce alla Sala da pranzo. E' qui che si apparecchia la risalita finale.

Ci lasciamo alla nostra destra il Duomo di Milano e poi superiamo una paretina rossastra, spaccature, una placca che conduce ad un terrazzo, fino ai Fornelli, gli ultimi camini, e ancora il gendarme chiamato Testa dell'Aquila che vigila sulla cresta Sud-Est...
Un ultimo canalone e ci si spalanca davanti la croce di vetta.
Alle ore 9:20 accarezziamo finalmente l'agognata struttura metallica.

In cima non si sa bene cosa pensare.
Il mondo di sotto appare lontanissimo, indefinito.
La soddisfazione fa coppia con la stanchezza e i sensi paiono ottundersi.
Siamo finalmente sul punto più alto di questa forma orografica ammirata e sognata innumerevoli volte dalla pianura, dalle strade di casa, dagli scorci tra i palazzi.

Poi la discesa, lunghissima, interminabile, melanconica.
A fine giornata, tolti gli scarponi dai piedi e infilato tutto nel bagagliaio della macchina, controlliamo gli strumenti: 2237 i metri risaliti, 441 quelli persi, oltre 20 i km percorsi, tanta fatica, qualche ammaccatura su gomiti e ginocchia... e tanti ricordi.

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